I più recenti approcci alla medicina, alle neuroscienze e alla psicologia stanno mettendo in luce il fatto che l’arte ha un potenziale impatto sulla salute, sia mentale, sia fisica. Numerose sono le esperienze e le ricerche degli ultimi anni che lo dimostrano: alla fine del 2019 il documento dell’Organizzazione Mondiale della Salute What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review, ha mappato tutte le evidenze disponibili su questo impatto.

In particolare le Artiterapie lavorano da decenni – attraverso una rete di professionisti formati in modo approfondito nei linguaggi artistici e nella relazione terapeutica – per promuovere le risorse creative degli individui, dei gruppi e delle comunità, sviluppando benessere personale e sociale.

Fra queste, la Danzaterapia fa tesoro del ruolo primario del corpo come contenitore e comunicatore di emozioni. Danzando possiamo infatti conoscere e ri-conoscere il nostro mondo interiore, esprimerlo, valorizzarlo e trasformarlo. La Danzaterapia attiva le risorse creative di ognuno, indipendentemente dalle abilità fisiche, come strumenti di consapevolezza e autodeterminazione, favorendo un processo di fioritura personale. Costruisce una “zona di vita simbolica” dove sperimentare idee e sentimenti, portare alla luce complessità e contraddizioni della vita, accogliere e riparare il conflitto, trovare piacere: i mutamenti prendono facilmente corpo nella danza, per arrivare successivamente a esprimersi anche nella vita quotidiana.

La metodologia DanceCare qui proposta integra l’impostazione proposta dalla danzatrice argentina Maria Fux con diversi approcci di studio e pratica della corporeità, quali l’ Anatomia Esperienziale e del Movimento, la Chinesiologia, la Comunicazione Non Verbale. Ne diventano parte integrante, la Musica, vista come fondamentale ‘motore’ cinetico ed emozionale, insieme a Teorie e Tecniche di Improvvisazione e Composizione, desunte dal Teatrodanza. La cornice teorica si organizza attorno ai concetti cardine della Psicoanalisi della Relazione, della Fenomenologia, della Riabilitazione e delle Neuroscienze .

Nel Parkinson l’attività motoria, la socialità e la possibilità di prendersi cura delle proprie emozioni, hanno un ruolo fondamentale nel miglioramento del decorso della malattia. La Danzaterapia si inserisce perfettamente in un approccio riabilitativo integrato, in quanto propone una delicata stimolazione a livello sia motorio sia emotivo in una patologia caratterizzata proprio da disturbi che coinvolgono queste due sfere. Coinvolge aspetti funzionali, cognitivi e psicologici per portarli verso un reciproco sostegno, contribuendo a un maggior benessere psicofisico.
I percorsi sono dedicati a chi vive in prima persona la malattia, ma anche a familiari e operatori: non accompagnatori, ma veri e propri destinatari dell’intervento, nell’ottica di una condivisione della salute come è intesa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.

Il progetto E-Motus è nato all’interno della formazione triennale in Danzaterapia Clinica presso Lyceum Academy di Milano, sviluppato a Torino in collaborazione con Associazione Italiana Parkinsoniani / Amici Parkinsonani Piemonte e ad Alba con la dottoressa Eleonora Destefanis – neurologa dell’ASL CN2. È patrocinato da APID – Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia .

 
L’intero progetto è a cura di Elena Maria Olivero, danzaterapeuta clinica, e sta coinvolgendo una rete di altri professionisti interessati all’applicazione.

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